francescocirillo | Cirillo arte | Il Cannocchiale blog .

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L'arte di Cirillo è un graffio profondo sulla nostra quotidiana realtà. Luther Blissett
arte
Ingabbiati - Mostra multimediale a Roma di Eleonora Del Brocco e Francesco Cirillo
24 marzo 2012
  • Studio Arte & Architettura MonteGiordano 59 - Roma
  • Ingabbiati

    Studio Arte & Architettura MonteGiordano 59
    Dal 3 al 14 aprile 2012 Inaugurazione 3 aprile ore 18.00
    Aperto: dal martedì al sabato, dalle 17.30 alle 19.30 – Escluso Festivi e Lunedì
    Via di Montegiordano 59

    Appuntamenti: mercoledi 11 ore 18 presentazione del libro Marlane la fabbrica dei veleni di Francesco Cirillo
    Finissage sabato 14 ore 18 presentazione video di Eleonora Del Brocco
    Nei luoghi dell’anima i confini sono molti, moltissimi nei luoghi della società e si intrecciano insieme e si ramificano fittamente; del complesso rapporto tra corpo ed anima, tra la persona e società., tra libertà e condizionamento il nostro sguardo è limitato da barriere che non fanno vedere, non fanno sentire, non fanno né essere né esistere .Riuscire a ricongiungere questi territori, ad abolire le frontiere significa andare oltre la topografia apparente dell’uomo e della società ed infilarsi nei meandri della complessità della nostra epoca, epoca di conflitti interiori e mondiali, di cambiamenti veloci ed inafferrabili, di alterazioni profonde dell’ambiente e dell’uomo, di ritmi e tempi sempre più legati agli ingranaggi indotti da altri piuttosto che ai nostri bisogni reali. (C.MAZZENGA)

    ….tutto questo è qui, striscia tra noi,convive con noi.....

    L’istallazione di Eleonora del Brocco 
    con l’uso dei volumi nello spazio, gabbie come contenitori di memoria ci rimanda alle paure,alle nostre fredde chiusure mentali, alle speranze disilluse, alle nostre fobie , alle nostre follie….

    le tele di Francesco Cirillo
    sono, a detta dell’artista, brutte e spaventose, invendibili, deprimenti a vedersi....ma reali, forti, sentite, sc
arte
Ingabbiati - Mostra multimediale a Roma di Eleonora Del Brocco e Francesco Cirillo
24 marzo 2012
  • Studio Arte & Architettura MonteGiordano 59 - Roma
  • Ingabbiati

    Studio Arte & Architettura MonteGiordano 59
    Dal 3 al 14 aprile 2012 Inaugurazione 3 aprile ore 18.00
    Aperto: dal martedì al sabato, dalle 17.30 alle 19.30 – Escluso Festivi e Lunedì
    Via di Montegiordano 59

    Appuntamenti: mercoledi 11 ore 18 presentazione del libro Marlane la fabbrica dei veleni di Francesco Cirillo
    Finissage sabato 14 ore 18 presentazione video di Eleonora Del Brocco
    Nei luoghi dell’anima i confini sono molti, moltissimi nei luoghi della società e si intrecciano insieme e si ramificano fittamente; del complesso rapporto tra corpo ed anima, tra la persona e società., tra libertà e condizionamento il nostro sguardo è limitato da barriere che non fanno vedere, non fanno sentire, non fanno né essere né esistere .Riuscire a ricongiungere questi territori, ad abolire le frontiere significa andare oltre la topografia apparente dell’uomo e della società ed infilarsi nei meandri della complessità della nostra epoca, epoca di conflitti interiori e mondiali, di cambiamenti veloci ed inafferrabili, di alterazioni profonde dell’ambiente e dell’uomo, di ritmi e tempi sempre più legati agli ingranaggi indotti da altri piuttosto che ai nostri bisogni reali. (C.MAZZENGA)

    ….tutto questo è qui, striscia tra noi,convive con noi.....

    L’istallazione di Eleonora del Brocco 
    con l’uso dei volumi nello spazio, gabbie come contenitori di memoria ci rimanda alle paure,alle nostre fredde chiusure mentali, alle speranze disilluse, alle nostre fobie , alle nostre follie….

    le tele di Francesco Cirillo
    sono, a detta dell’artista, brutte e spaventose, invendibili, deprimenti a vedersi....ma reali, forti, sentite, sc
CULTURA
La madonna radioattiva
18 maggio 2011






 

Un racconto di Francesco Cirillo

Il popolo segue la Madonna “Addulurata” partita dalla ChiesaMadre e diretta verso il grande porto in costruzione. E’ da qui che da almenoventi anni parte la processione sul mare.  La festa della terza domenica di maggio è frale più antiche di Diamante e inizia quando la statua della Madonna “Addulurata”arrivò nel piccolo paese agli inizi dell’800 donata alla Chiesa da un gruppo dinotabili. Il dolore che esprime questa statua sta tutto nel volto della Madonna.Un volto triste, piangente, rivolto verso il basso e non verso l’alto , mentrele mani, aperte anche queste, sono rivolte verso il basso e dimostranol’innocenza di tutto il corpo che soffre. Il volto esprime stupore, quasi sorpresaper londizioni del popoIo. Come se volesse dire, “ancora state in questecondizioni “ ?  I pescatori , nelvederla,  ne fecero  subito la loro Madonna  e decisero che la processione doveva farsiproprio  nel mare, portata sulle lorobarche, spinte a mare da loro stessi. Barche  che ogni giorno sfidavano il mare per portareun po’ di cibo alle loro famiglie. Le barche agli inizi dell’800 eranotantissime . Tutte ferme sulla spiaggia piccola.  La spiaggia divisa da quella grandedall’isolotto, dove ai piedi di questo vi è una grotta , magica,  denominata “grotta du monachill’”. La grottaha tre uscite. Una verso la spiaggia piccola , un’ altra verso la spiaggia grande.Questa verso la grande sbuca sul fiume Corvino. Poi  in alto c’è una terza uscita verso l’altomolto stretta dal quale solo i bambini più magri riuscivano a passare.  La terza uscita sbuca a metà dell’Isolella,rivolta verso l’isola di Cirella.  Ibambini nella grotta vi giocavano come si giocava un tempo. Si divertivano aconquistarla in furibonde  lotte fraindiani e cow boy, si divertivano ad uscire da una parte e dall’altra, sidivertivano a chiuderne l’ingresso con le belle e verdi canne che alloranascevano nei pressi della spiaggia grande. I genitori, non volevano che ibambini entrassero in quella grotta per timore che si facessero male e  cercavano di spaventare i loro figli,  raccontando loro che in quella grotta vi eraun monaco orrendo che spaventava la gente. Ma i bambini di giorno non neavevano timore e continuarono fino alla modernità a giocarci senza che maiqualcuno si fosse fatto del male. Le lavandaie del paese che lavoravano pressoi nobili ed i ricchi del paese, usavano portare qui le lenzuola e le coperte dalavare direttamente nelle acque limpide del Corvino. Una volta lavate con ilsapone fatto in casa, stendevano tutte le lenzuola e le coperte sulla rena esugli scogli dell’isolella, intimando ai bambini di starne lontano.Fissavano  a terra le lenzuola con lepietre e tenevano lontano  i cani randagiche si avvicinavano al fiume per abbeverarsi “sicutandoli” con lancio dipietre. I pescatori intanto , nella vicina spiaggia, riparavano  le loro barche, le pulivano, le dipingevano,preparavano le esce, aggiustavano le reti, dando un occhio alle belle lavandaieche sguazzavano nelle acque del fiume alzandosi le gonne fino alle ginocchia epiegandosi in avanti per strizzare per bene le lenzuola. Quanti amori sono natiin queste spiagge, quanti baci si sono dati e promesse d’amore in quella grottadel monachillo dove spesso qualche lavandaia si appartava con qualche pescatore.Promesse d’amore così come promesse di lavorare di più, dedicate alla Madonnaloro, dalla quale si sentivano protetti. Mai una imbarcazione è affondata, maiun pescatore è annegato. Anzi i pescatori del paese  vennero premiati da un vescovo, Baldassarredel Moncada, si chiamava, diretto a Roma nel 1771  per un incontro con il Papa. Il bastimento neipressi dell’Isola di Cirella stava affondando ed i pescatori diamantesi  si partirono dalla spiaggia piccola esalvarono il vescovo il quale per riconoscenza fece fondere una campana chedonò alla Chiesetta di Santa Maria dei Fiori di Cirella. Oggi c’è una targa inmarmo che ricordo quella giornata. Anche Padula nel 1800 in suo scritto sullaCalabria si occupò dei pescatori di Diamante definendoli “coraggiosi ma grandibestemmiatori”.  Oggi quel popolo dipescatori non esiste più ed a portare la Madonna “Addulurata” è gente che tuttofa meno che il pescatore. Anche le lunghe barche alla spiaggia piccola non cisono più, ed un moderno porto che ha distrutto tutta la scogliera sta nascendofra massi di cemento e tonnellate di terra. Ma quell’area del porto non è piùterra di Diamante e la Madonna con la processione dietro non può più entrare. Eccoperché fanno entrare la Madonna nell’area “cosentina” ed il popolo resta fuori.Non ci sono barche dietro la Madonna “Addulurata” che parte da sola su unbarcone a motore a benedire il mare. A tenerla ferma, sul barcone ci sono Chechè,Archimede,Paccianill’,Pascal’. Gli ultimo pescatori rimasti. Il prete non havoluto neanche la banda. Costa molto ha detto ed i soldi servono perristrutturare la facciata della Chiesa, che sta cadendo a pezzi. Il popologuarda da lontano la Madonna andare nel mare. “Benedici per noi il mare” dicela gente affacciata numerosa dal lungomare senza capire cosa  succedeva  sotto di loro in territorio “cosentino”. 

Quellaparte del paese, non è più del paese. E’ di questo magnate di Cosenza. Unfarmacista diventato esperto nautico grazie alle sue amicizie politiche ,grazie al fratello maestro massone della loggia del Grande Oriente della Calabria,grazie ai tanti soldi che ha, grazie ad un appalto costruito su misuradall’assessore regionale ai lavori pubblici nel 2000, Nicola Adamo ,grandemente del PD ora espulso dal PD stesso per i suoi comportamenti poco ortodossialla linea del partito e per giochi interni al partito cosentino. Ora Santoro giocacon l’assessore regionale Pino Gentile. Ed è proprio Gentile che gli hapromesso nuovi fondi per il grande porto.  Ma tutte queste cose la Madonna “Addulurata”  non le sa, e forse neanche le vuole sapere. Lei guarda il popolo, quelli chesoffrono, quelli che piangono, quelli che sperano e sognano. 

La Madonna “Addulurata”è sbalordita da quanto sta vedendo e vorrebbe piangere, ma sa che se piangessetutti griderebbero al miracolo e si correrebbe il rischio di stravolgere ancoradi più il paese e la gente. Costruirebbero nuovi alberghi, arriverebberocentinaia di pullman, e quindi dovrebbero costruire nuovi parcheggi, poi unachiesa nuova, semmai da costruire proprio sul porto e semmai proprio con isoldi di Gentile e Santoro che sarebbero i primi a gridare al miracolo perincentivare meglio il porto. No la Madonna non può piangere.  

E intanto fa il suo giro verso la Guardiola,sul barcone a motore. Poi il barcone vira verso il largo e punta verso Cirella,oltrepassa la punta di Diamante , la spiaggia piccola, la spiaggia grande ,salutata da centinaia di fedeli . A metà della spiaggia grande  , l’imbarcazione vira verso destra per far ritorno.E’ una manovra facile e sicura, che Maurizio, capitano dell’imbarcazione sa benfare,  ma una piccola onda imprevista ,fa boccheggiare la barca, che si piega troppo, ma troppo, tanto da farscivolare tutti verso la sponda opposta . Il barcone si inclinapericolosamente, mentre il motore fa un rombo cavernicolo. Il primo a cadere inmare è il sindaco. Il prete cerca di trattenerlo , afferrandolo per la giacca, edil sindaco, aggrappatosi al prete, lo trascina con sé  in mare. Da terra qualcuno percepisce chesulla barca qualcosa sta succedendo e urla subito. Il passaparola dallapiazzola del Calvario al lungomare nel paese arriva in un attimo. 

E la genteimmediatamente svuota il lungomare per correre verso le spiagge attraversando ivicoletti del Calvario , del corso Garibaldi, della Piazza. Un fiume umano ,urlante e sbracciandosi  si riversa nellestrade , urlandosi uno con l’altro, chiedendosi notizie, afferrando itelefonini per chiamare, ognuno qualcuno. La gente , i turisti, le mamme,sedute al bar che da sul porto, a sorseggiare un caffè alla nocciola o un belgelato al caffè, viene travolta dalla massa di gente che disperata ed urlantesi riversa verso il centro storico. “A madonna ha caduta a mare “, “ a madonnaha caduta a mare”. La Madonna invece,  ancora non era caduta nel mare. Il prete ed ilsindaco si. Chechè ed Archimede invece, proprio in quel momento,  stavano sul bordo della barca, ancora pericolosamenteinclinata, con la Madonna che con il suo peso,  li spingeva verso il mare, mentre Pascal’ ePaccianill’ da dietro tentavano di trattenere la statua che bagnata daglispruzzi del mare gli sfuggiva dalle mani  . Ma non era la forza che mancava ai quattropescatori, piuttosto l’equilibrio della barca che faceva pesare tutto su diloro. E dopo che Chechè ed Archimede raggiungono il sindaco ed il prete inmare, anche la statua della Madonna inesorabilmente, non più trattenuta,scivola e cade proprio di testa, come se avesse fatto un tuffo, nelle acque traDiamante e  Cirella. Il prete urla per laterribile visione, mentre il sindaco annaspa in acqua , e non sa se aggrapparsial prete che cerca disperatamente di raggiungere la statua o di nuotare versola barca che intanto nel suo boccheggiare si era  allontanata da loro. Paccianill’ con i suoi90 anni non esita minimamente a buttarsi in mare appresso alla Madonna, ma lastatua scompare quasi immediatamente lasciando galleggiare solo il fazzolettobianco che aveva nella mano destra. L’urlo del prete si sente fino allaspiaggia grande oramai straboccante di gente urlante. Le donne più anziane sibuttano subito in ginocchio sulla sabbia pregando e chiedendo perdono dei loropeccati. Gli uomini , quelli più coraggiosi e forti , si gettano dalla riva inmare sperando di arrivare subito vicino alla barca e buttarsi sotto acqua nelvano tentativo di raggiungere la statua prima che questa scompaia nel fondali.Ma gli stessi pescatori sanno che proprio in quel punto il mare è profondo piùdi 200 metri e che quindi sarebbe impossibile raggiungere la statua. Ilprete,  il sindaco,  Chechè ed Archimede riescono  finalmente a risalire sulla barca. Il sindaconon riesce a parlare, balbetta, sbatte i denti, cerca con il telefonino dichiamare qualcuno, ma è visibilmente sotto choc. Il prete piange disperatamente,quasi impreca, verso l’alto , se la prende con i portatori della statua.Inveisce contro Chechè, lo accusa di essere ubriaco, ma è solo lo sfogo di unparroco che ha visto sparire fra le acque la statua della sua Madonnapreferita. Da terra i carabinieri hanno già allertato la  capitaneria di porto che proprio a Scalea staeffettuando un esercitazione con alcune motovedette. L’allarme scatta subito edopo una mezz’ora ecco le motovedette solcare lo stretto fra l’isola di Cirellae il promontorio e puntare verso la barca ferma sul punto dell’affondamentodella statua.

 Il prete dalla barca comincia a sbracciarsi appena vede lamotovedetta. “ Presto fate presto” urla sbracciandosi sempre di più. E così ilsindaco, improvvisamente svegliatosi dallo shok ed anche lui resosi conto diquanto avvenuto alle prese con le segnalazioni. La motovedetta si piazza subitosul luogo dell’affondamento e comincia a sondare con il sonar il fondale,individuando subito un enorme massa lunga. I tecnici esperti della capitaneriacapiscono che qualcosa non quadro in quel fondale ed il comandante capiscesubito di trovarsi davanti ad una scoperta eccezionale. Sul fondale vi è unenorme nave. E la statua della Madonna è finita proprio sulla coperta dellanave restandovi  in piedi per il peso delpiedistallo sul quale era avvitata. 


Il barcone con a bordo il sindaco ed ilprete viene immediatamente fatto allontanare, mentre la corvetta dellacapitaneria lancia l’allarme. Una nave misteriosa, forse carica di veleni , èstata ritrovata nel mare fra Diamante e Cirella. Una nave munita di un Rov viene fatta arrivare dal porto diVibo che immediatamente lancia nelle profondità del mare il piccolo robotmunito anche di un braccio meccanico che potrà recuperare la statua dellaMadonna. Intanto le immagini che giungono sulla nave madre, sono incredibili.Si tratta proprio del relitto di una nave, dagli oblò si può  ben vedere che la stiva è carica di fusti. IlRov, con grande delicatezza allunga il suo braccio verso la statua dellamadonna e lo stringe proprio alla vita. Agganciata per bene il Rov fa ritornoin superficie. Appena la madonna esce dal mare, il suo volto sembra ancora piùstupefatto, ma certamente felice per quanto ritrovato.    

Scritto fra il 15 ed il 18 maggio 2011    

 

arte
Sulla mostra "Fra sogno e realtà"
12 maggio 2011

Sulla mostra Frasogno e realtà tenuta al Museo Dac di Diamante dal 16 al 26 aprile 2011

Una critica di FrancoMaiolino assessore al turismo Comune di Diamante

 

“ Cosa voglio esprimere con la mia opera? Niente di diverso da quelloche ogni artista cerca: raggiungere l’armonia tramite l’equilibrio dei rapportitra linee, colori e superfici. Solo in modo più nitido e più forte.” ( PietMondrian)

 

Tra Sogno e Realtà, e' questo il titolo della Mostra dipittura che si è tenuta al Museo DAC dal 15 al 26 Aprile, che ha proposto aituristi di Pasqua e (ri)proposto a noi, oltre 50 opere pittoriche di due dei più interessanti artisti diDiamante. Chi ha curato la rassegna ha voluto con quel vs evidenziare propriol'incontro/scontro che è poi sostanzialmente un proficuo confronto tra dueartisti molto diversi per generazione, stile, tematiche e contenuti. Il sogno e la realtà invece è patrimoniodi entrambi, perchè sia Francesco che Marco, srotolano il loro percorsoartistico in una alternanza onirica e reale che rende difficile decifrare sesia più sognatore e visionario Marco con le sue iperboli cromatiche o Francescocon i suoi flash in chiaro-scuro. Ho visitato la Mostra alla sua aperturarestando piacevolmente impressionato dal complessivo colpo d'occhio che il DACriportato alla sua naturale vocazione offriva, impreziosito non solo dai quadrialle pareti ma da uno straordinario , estemporaneo e sinergico allestimento cheMarco e Francesco hanno voluto fare al centro del salone, utilizzando unagigantesca quinta dipinta da Cristina Crisafulli, inerme e statica natura,sovrastata da una bandiera della pace contrapposta ad inquietanti bidonitracimanti scorie tossiche di venefiche schiume. Ho riconosciuto subito lavoglia di Francesco di contestualizzare/utilizzare anche questa occasione perproporre/testimoniare/provocare alcune delle tematiche che hanno segnato il suopercorso non solo artistico ma anche di impegno sociale, ambientale e politico.Di Francesco in effetti sappiamo un po’ tutto , ambientalista convinto,giornalista, scrittore con particolare attenzione al recupero della memoria edelle tradizioni, polemista, fotografo, muralista, direttore di questogiornale;   nasce artisticamente comegrafico e vignettista satirico. Nel corso di circa quarantanni ha esploratodiverse tecniche pittoriche  rimanendoperò ancorato fortemente    al trattoessenziale del grafico-pubblicitario, al bianco e nero dell’inchiostro di chinae della pellicola fotografica, alla provocazione satirica che affonda le radicinella satira grottesca e irriverente che da Grosz a Otto Dix giunge a Stainoed  Altan.  I quadri di Francesco, ancora una voltaripropongono una realtà fatta di Ciminiere che rimandano a Marghera e all’Italsider delle lotte operaie degli annisettanta e che non sono soltanto simboli di un’ archeologia industriale come potrebbe sembrare, ma attuali e incombentiossessioni di uno status operaio che ancora oggi arranca tra i timori dellaperdita del lavoro e il rischio di perdere la vita come  alla Thissen Krupp.  Ci sono poi le donne che sono soprattutto lemadri del sud e le Addolorate della Via Crucis, e ci sono i Caimani della politica gli Squali dell’economia, iCardinali, gli Speculatori, gli ‘Ntranghetisti raffigurati, come in ogni epocaed in ogni stile, con i loro  ventripingui, le loro barbe ispide, gli occhi avidi, le mani ad artiglio protese su uomini e cose, sulla natura e sullacultura. Nelle tele di Francesco, la cui rappresentazione della realtà èvolutamente giocata sui grigi ( il colore del cemento, dei fumi industriali,della nebbia, del filo spinato di Auschwitz )  si  intravede un barlume disperanza nei guizzi di colore, il rosso e blu, che diventano mano mano, primauna scritta provocatoria sui muri , uno slogan di lotta, e poi diventanoparola, un microcosmo della  vita,forse  un sogno.., un sogno da riporre sotto una campana di vetro, quasi una preziosissima reliquia, Sono certo cheFrancesco, con la sua bella faccia a

metà tra Dalì e Quixote, sognatore a colori in una realtà inbianco e nero, prima o poi ci regalerà un bel quadro policromo. 

Ho visto per la prima volta i quadri di Marco De Angelisalcuni anni fa, quando  impreziosivano lepareti del Ristorante Lo Scoglio del papà Salvatore, dove accanto al gusto delpesce fresco, appagavo anche la vista di queste straordinarie macchie di coloreche la mia memoria di accanito lettore di libri d’arte  rimandarono subito all’Astrattismo del movimento non figurativo dell’Espressionismotedesco”  Der Blaue Reiter” di Kandisky,Paul Klee e Kasimir Malevich.  I quadridi Marco sono generalmente di grandi dimensioni, spesso presentano simmetrie especularità,, labirinti e ripetizioni, simboli alfanumerici e scale cromatiche,il tutto apparentemente casuale, ma conoscendo un poco Marco, tuttoprofondamente frutto di una grande sensibilità ed interiorità criptati da unlinguaggio pittorico estremamente suggestivo ed intrigante. Nella Mostra alDAC,  mi sono soffermato su un grandequadro a forma di Icona Bizantina in cui su uno sfondo di ori e blu siaffastellano i mostri della fantasia che si inseguono o si rifuggono. Marconon  ha dato un titolo alle sue opere masi è lasciato scappare che molti delle tele esposte al DAC sono dellePreghiere, ma non si intravede nessuno dei simboli o segni delle religioni, aldi fuori, forse, di quello che può sembrare una croce ma che può essere unaspada, un trocar, un incrocio, un dubbio,un’incognita,  un incontro. Ci sono in tutta la mostra,soltanto due elementi figurativi, e sono due volti di donna o meglio di unadonna e una madonna, ed anche in questo caso, ritorna prepotentemente il temadel sogno e della realtà che ci fa collocare l’opera di Marco in una dimensionepiù intimista, più personale, anche più sofferta di quella di Francesco chealla sofferenza  dà invece una dimensionecollettiva e sociale. Se Francesco fa parlare soprattutto  gli altri con un linguaggio immediato ecomprensibile, Marco parla soprattutto agli altri, ma volendo parlare di séstesso utilizza un linguaggio cromatico tutto da decodificare. Oltre allepitture, di Marco, destano interesse e curiosità alcune opere, quasiquadrisculture, realizzati con una tecnica mista eco-sostenibile, utilizzandomultimateriali di recupero o oggetti di uso comune come legno, stoffa, plasticae metalli. Da tali assemblaggi vecchi utensili e materiali si ricompongono  prendendo consapevolezza della propriaessenza e trasmettendo allo spettatore due livelli di armonie. Una, quelladell’equilibrio dei rapporti tra linee, colori e superfici necessaria acomprendere  qualcosa dei quadri, laseconda, più nitida e più forte e più recondita, ma non da tutti percepita,necessaria  a comprendere qualcosa diMarco.


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permalink | inviato da francesco cirillo il 12/5/2011 alle 7:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
Sognando la Calabria
26 marzo 2011

Da quando non sono innamorato di nessuna donna

ho capito

che si riesce a sopravvivere in Calabria solo se si è innamorati.  

Da innamorato i paesaggi calabri hanno un sapore diverso.

Lo sguardo

 verso l’esterno

è più leggero, soffice, lucente, che ammorbidisce la terra dura,

gli alberi contorti, i vialetti che si inerpicano verso le montagne,lefacce rugose dei vecchi.

Qualcuno dirà che quando si è innamorati

anche in un carcere si riesce a vivere meglio,

e che è la condizione da innamorato

che fa vedere tutto meglio e bene.

Scriveva Ho Chi Min dalla sua prigione in Vietnam :

 “ pur con i polsi e le caviglie legate, ovunque sento il canto degliuccellini”.

Ma Ho Chi Min aveva un ideologia forte e combattente che lo sorreggeva,

resisteva alle catene solo per continuare a combattere e

a dare coraggio a chi fuori ancora combatteva.

Ed ha vinto.

La Calabria è diversa.

(Sopra) vivere in Calabria,

da uomini liberi, da gente normale

è diverso dalle altre situazioni e condizioni.

E’ diverso, 

perché si percepisce una bellezza,

 nella natura, nelle feste, nelletradizioni, nelle famiglie, nelle nonne, nelle mamme, nei monumenti,

 diversa che nelle altre partid’Italia.

Perché la Calabria è diversa,

ha una storia diversa,

 ha un linguaggio diverso.

Qualcuno dirà che anche la Sardegna è così.

Io dico,  

è vero

 anche la Sardegna , o laSicilia, o la Lucania sono così,

ma la Calabria lo è di più ,

perché in Calabria tutto è di più.

La Sicilia ha la mafia ? la Calabria ha di più: la ‘ndrangheta.

La Puglia ha venti navi dei veleni , affondate nel suo mare: laCalabria ne ha di più !

la Lucania ha ferrovie borboniche ? la Calabria ancora di peggio o nonne ha proprio !

L’Italia è corrotta ? la Calabria di più.

E via, avanti così.

Allora, o si è in estasi,

 in Calabria o diventa difficileviverci.

Si diventa brutti

come lo sono i paesaggi distrutti, le scogliere cementate, le collinesventrate, le pianure avvelenate.

Si diventa acidi, cattivi,insensibili ,

come lo sono gli imprenditori del cemento

che vogliono distruggere la bellezza dello stretto,

 i capetti ‘ndranghetisti deipaesini ,

i preti avidi di danaro,

 i sindaci ed  i politici seduti sulle loro poltrone dietroampie e vuote scrivanie.

Senza essere innamorati

cambia lo sguardo , cambia la percezione delle cose,

così come per un fotografo cambia la prospettiva

a seconda se si trova sulla punta di una collina piuttosto che su unlato della stessa collina.  

Senza amore la Calabria diventa un vuoto.

Lo stesso vuoto che avvertiva Lorenzo Calogero nello scrivere :

 “mandai lettere d’amore ai cieli, ai venti,ai mari,a tutte le dilagateforme dell’Universo”  .

Lettere d’amore nel vuoto che ci circonda,

che nessuno leggerà,

alle quali nessuno risponderà,

così come nessuno rispose al grande poeta calabrese :

essi mi risposero in unarugiadosa lentezza d’amore, per cui riposai su le arse cime frastagliate loro,come su una selva di vento. Mi nacque un figlio dell’oceano. “ .

 Il figlio dell’oceano è ilfiglio del nulla,

del vuoto,

del mare madreperla diventato nero dal petrolio.

Bisogna innamorarsi,

da subito, da giovani- da adolescenti- da vecchi- da anziani- da-decrepiti-in- fin- di- vita- su- un- letto- di- morte -in attesa- dell’estrema- unzione,

sperando in un ultimo raggio di sole o di luna.

 L’amore è essenziale alla vitain Calabria.

Altrimenti !

Altrimenti si può benissimo vivere in una triste città.

A Napoli, per esempio,

 tra gli scugnizzi scippatori ,

 o a Bergamo tra i leghistirazzisti,

 o a Venezia fra i turisticoreani e  giapponesi sopravvissuti allecentrali nucleari.

Altrimenti si può vivere ovunque.

Ma non qui, dove, senza amore, già tutto emana tristezza e rabbia.

Tristezza nei deserti paesi dell’Aspromonte,

tristezza nei fiumi abbandonati,

 tristezza nelle spiagge aridericche di plastiche,

tristezza nei tramonti solitari che nessuno più ammira.

Rabbia per la finta felicità proveniente da denti spezzati e riparatiper finti sorrisi,

rabbia per i lucidi vestiti matrimoniali,

rabbia per le strette di mano a condoglianze di facciata,

rabbia per le montagne trasformate in discariche,

rabbia per l’acqua rubata.

La Calabria che ci resta è quella dei sogni.

Ma non del primo sogno,

la Calabria senza amore non ti viene al primo sonno,  

ma nel sogno dentro ad un altro sogno,

perché resta difficile sognarla,

questa Calabria senza amore,

e si può sognarla solo sognando.

In lontananza,

spinti dalla corrente su un fiume piatto e calmo,

senza pericoli,

 su una zattera

che ti porta verso una foce lontana.

 

 

Marzo 2011




permalink | inviato da francesco cirillo il 26/3/2011 alle 6:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
arte
A Calabria sinni vula
29 dicembre 2010



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arte
Amici per la Pelle
29 dicembre 2010



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arte
Le discariche di Scopelliti
29 dicembre 2010



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Bollori marini
29 dicembre 2010



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Tonni e squali
29 dicembre 2010



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Cellulite
29 dicembre 2010



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arte
un mare da bere
29 dicembre 2010



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arte
Viva la fica
28 dicembre 2010



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Viva la vita
28 dicembre 2010



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Viva il progresso
28 dicembre 2010



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arte
La 'ndrangheta è lavoro
28 dicembre 2010



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arte
Viva il papa
28 dicembre 2010



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arte
la legge è uguale per tutti
28 dicembre 2010



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Viva la calabria
28 dicembre 2010



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Viva la libertà
28 dicembre 2010



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Marlane: la fabbrica dei veleni
28 dicembre 2010

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La notte di Santa Lucia
28 dicembre 2010
CULTURA
Guida vera alla sopravvivenza in Calabria
25 aprile 2010
Guida vera alla sopravvivenza può essere richiesto presso la casa editrice Coessenza
www.coessenza.org


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CULTURA
Noi sovversivi
25 aprile 2010
Il libro è possibile ordinarlo presso la casa editrice melagrana 
www.edizionimelagrana/nuovanarrativa




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arte
Bregantini se ne parte
12 novembre 2007
 
Mons.Bregantini al pari del giudice De Magistris viene trasferito dalla calabria.

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arte
Massoni calabresi
12 novembre 2007

 

Al pari della 'ndrangheta in Calabria esiste un potere fortissimo che è quello della massoneria. Tante le logge alle quali sono iscritti professionisti,politici e naturalmente 'ndranghetisti.

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musica
Frank Zappa
7 novembre 2007
 
Frank Zappa
Scritto da Grilloparlante   
Saturday 23 September 2006
Mentre dipingo ascolto musica. In prevalenza da sempre ho ascoltato solo Frank Zappa. Posso dire che è la colonna sonora dei miei dipinti e delle mie grafiche. E vi parlo di lui ora com'è giusto che sia.

Ma come si fa a parlare di Frank Zappa ai giovani d'oggi, mi sono chiesto. E’ più facile incappare in brani di  musica classica  in TV o in Radio che in quelli di Zappa. I giovani conoscono Bach e Wagner attraverso il cinema, conoscono Jimi Hendrix e Jim Morrison attraverso i film su di loro, ma Zappa ? Eppure Frank Zappa è stato , ed è , uno dei più grandi musicisti e compositori rock dagli anni 70 ad oggi. Zappa è stato l’inventore del doppio LP , è stato l’inventore della facciata unica dell’LP con un unico pezzo, è stato quello che ha inventato le copertine dadaiste, quello che ha introdotto la musica classica nel rock, prima ancora che lo facessero i Beatles ed i Rolling Stones.Frank Zappa è stato quello che ha introdotto la politica e l’attacco ai presidenti americani , prima ancora dei Fugs e di tanti altri. Zappa è stato quello che più ha contaminato la musica rock con tutti gli altri generi musicali, prendendoli spesso anche in giro. Non gli piacevano le mode a Zappa e per questo non ha mai partecipato ai grandi raduni di beneficenza, ai grandi concerti a Woodstoock ed all’isola di Wrigt. A Zappa non piacevano neanche le mode di costume. Non gli piacevano gli hippy, i pacifisti borghesi, non gli piacevano le femministe. Eppure era un anarchico puro. Catturava nelle poche righe di una sua canzone il malcostume americano, la moda di fare le cose giuste per farle, i cattivi maestri della chiesa cattolica, ebrea e protestante. Li derideva nelle sue canzoni e questo gli creava cause sopra cause da tutte le religioni professanti. Cause che vinceva. Una delle più grosse gli fu intentata da un gruppo di mamme che pretendeva che sulle sue copertine di dischi si scrivesse che quel disco conteneva parole sporche e contro la morale. Già perché Zappa ci andava giù duro sulla morale americana. Zappa insieme a Ozzy Osborne fu l’unico a intentare causa contro questa forma sottile di censura e vinse.
Ho conosciuto la musica di Zappa nel 1967 e da allora non mi sono più rilassato. Non mi è piaciuto nient’altro di travolgente come la sua musica. Possiedo interamente  e gelosamente la sua collezione. 6 dischi ufficiali, che diventarono 150 dal momento che li passò su CD da vinile aggiungendo pezzi inediti. Poi ancora esistono una trentina di bootleg non ufficiali ed una trentina di bootleg ufficiali fatti da lui stesso.
Se andate su questo sito trovate tutta la sua vasta discografia sia video, che musicale che  di libri.
Ma ritorno alla domanda iniziale . Come faccio a spiegare ad un giovane di 20 anni la musica di Zappa ?  Cosa posso dire ? Ti piace Jimi Hendrix ? è un po’ come lui, ma non completamente. Zappa è stato un grande chitarrista e solo uno come Steve Vai ha potuto suonare insieme a lui. Chi consoce Steve Vai per esempio dovrebbe avere una sua compilation con le sue collaborazioni dove ha inserito i pezzi più complicati fatti con Zappa. Chi conosce la musica dei Primis sa che il suo cantante è un grande stimatore di Zappa ed ha fatto un Cd con i pezzi di Zappa. Chi è appassionato di Elio e Le storie tese , sa che Elio è un patito di Zappa e che diverse volte in suoi concerti fa pezzi del maestro.  Chi è appassionato di musica classica conoscerà Pierre Boulez e Nogaro due grandi maestri d’orchestra francese e giapponese. Questi due maestri hanno diretto orchestre con musiche di Zappa.
Quale Cd comperare ? Intanto per chi può sarebbe opportuno trovare l'intera discografia. Dopo di chè cominciate da un Cd qualsiasi se non volete proprio cominciare dal primo, Freak out, ed andate a vanti a caso. Comincerete ad entrare nella sua logica/illogica musicale, a cominciare a capire come si può rompere e corrompere un bel pezzo, come si possono incrociare diversi stili, come la contaminazione musicale dal jazz alla classica è possibile. Tutto condito dai suoi celebri assoli di chitarra. E’ logico che nella sua pignoleria musicale , Zappa si è avvalso di collaboratori di grandi livelli musicali ed ha cambiato molto spesso batteristi, chitarristi, musicisti vari, rendendo sempre nuova ogni sua uscita musicale. Vi dico solo una cosa. Attenzione. Se entrate nel mondo di Zappa niente di ciò che ascolterete di altro,  sarà come prima. Questo che segue era scritto sulla copertina del primo disco uscito nel 1966.
"Innanzitutto comprate il disco, è indispensabile. In secondo luogo, non lasciatelo sul retro della macchina esposto al sole. Terzo, prendete il secondo lato del disco, The Return of Son of Monster Magnet. Spegnete le luci e sedetevi davanti al diffusore, regolando il volume al massimo. Ora viene il bello. Il brano dura 12 minuti e 37 secondi. Se all’ottavo minuto provate un certo senso di malessere e mal di testa, bruciate senz’altro il disco, facendo attenzione a non respirare i vapori sprigionati dalla copertina. Non dimenticate di consumare le ceneri, ottime per la terapia di calli, duroni, occhi di pernice. Se invece il vostro organismo reagisce bene,siete in grado di affrontare le restanti facciate dell’album".
 
Ai ragazzi che mi conoscono. Se volete vedere tutto il materiale zappiano , come se fosse un museo , dovete venire a casa mia. 
 
La vita di Frank Zappa 
 
ImageNato il 21 dicembre 1940 a Baltimora, Maryland (USA), figlio di emigranti, il suo nome è Francis Vincent Zappa. Ben presto manifesta i suoi tipici eclettismo ed eccentricità. La sua prima passione è per la chimica, di cui lo interessavano anche i composti esplosivi, infatti egli racconta: «A dodici anni ero già rimasto vittima di diversi incidenti, perciò pensai bene di passare alla musica».
Da teenager respira nel pieno degli anni Cinquanta il favoloso R&B nero, è affascinato anche dal doo-wop, dal modernismo di Igor Stravinsky e Anton Webern, e soprattutto dai dissonanti esperimenti sonori di Edgard Varèse.
Trasferitosi all’età di dieci anni in California, trascorre l’adolescenza sballottato per una serie interminabile di piccole cittadine di provincia, quelle stesse messe in croce nei suoi testi qualche anno più tardi: Pomona, Palmdale, Monterey, Lancaster, Cucamonga. Finalmente si diploma all’Antelope Valley High di Lancaster il tredici (venerdì) del giugno 1958.
Nel 1960, dopo un infruttuoso anno trascorso ad Hollywood lavorando come scrittore di partiture per film, si iscrive al Chaffey Junior College in Alto Loma, apparentemente più interessato alla fauna femminile che allo studio dell’armonia musicale. Qui incontra Kay Sherman, che poi sposerà. Ritiratosi dal college con lei, fa i più svariati mestieri, tipo venditore di enciclopedie a porta a porta, disegnatore di cartoline d’auguri, ecc.
Nel 1962 partecipa alla scrittura ed alla realizzazione di un primo single, Break Time a nome dei Masters, di cui un certo Paul Buff produsse il lavoro nel suo Studio PAL a Cucamonga. Si succedono a questo punto una serie di single, ognuno presentato sotto un nome diverso. Tijuana Surf firmato Hollywood Persuaders è al primo posto nella classifica messicana per dieci mesi.
Lavora alla partitura di due film The World’s Greatest Sinner e Run Home Slow, con i soldi guadagnati compra lo studio di registrazione di Buff, ribattezzandolo Studio Z. Lo studio d’incisione è a sole quattro piste, ma dispone di materiale cinematografico ed alcune cineprese raccattate ad una svendita sul Sunset Boulevard. Ne fa il suo laboratorio ideale. Ma lo Studio Z presto attira l’attenzione dei piedipiatti che lo incastrano chiedendogli, in incognito, di produrre un nastro audace, si fa una settimana di carcere. Zappa racconta: «Che ne sapevo che fosse illegale?».
Questo è il periodo in cui matura l’idea del divorzio. Intanto milita in complessini improbabili e fa economia con l’intento di produrre un film mai uscito, Capt. Beefheart vs. the grunt people. Memorabile è la sua apparizione televisiva nel 1963 allo Steve Allen Show, in cui esegue una performance di ciclofonia consistente nel suonare una bicicletta soffiando nei tubi del manubrio e pizzicando i raggi delle ruote, il tutto accompagnato da un nastro preregistrato e dalla band della trasmissione.
Entra a far parte dei Soul Giants (Roy Estrada, Elliot Inger, Jimmy Carl Black, Ray Collins), una band da bar che suonava a Pomona, Los Angeles. Nel 1964 a seguito di alcuni eventi legati al giorno della Festa della Mamma, Frank Zappa, diventato leader della band, la ribattezza in The Mothers (che vorrebbe stare per motherfuckers). Cacciati da tutti i locali della contea, nel ’65 li si può già trovare nelle bettole del Sunset Boulevard, mecca del nascente underground di Los Angeles, dove in breve vengono a contatto con il movimento freak guidato dallo scultore Vito e da Carl Orestes Franzoni. La scoperta è illuminante e la vita nel tumultuoso Echo Park rappresenta una feconda fonte da cui trarre trame per canzoni.
ImageGli show delle Mothers sono quanto di più sconcertante si possa immaginare. Di casa ormai al Whiskey-a-Go-Go, il gruppo compare nell’infame documentario Mondo Hollywood sulla nuova scena ribelle, solleticando l’interesse del manager Herb Cohen e del produttore Tom Wilson, che in breve procura alle Mothers un contratto con la Verve. Mentre Frank Zappa appronta il progetto GUAMBO (acronimo di Great Underground Arts Masked Ball & Orgy) con l’intenzione di produrre uno spettacolo più orientato al gestuale, le Mothers danno alle stampe Freak Out! (1966) primo album doppio a soggetto della storia del rock. Frank Zappa si occupa personalmente dell'immagine del gruppo, stilando una presentazione ricca di incalzante ironia. Ancor prima della loro musica, è proprio il loro modo di porsi che lascia il segno. La Verve li ha intanto costretti a ripulire il loro nome in The Mothers of Invention. Freak Out! è una miscela di canzoni sferzanti (Who Are The Brain Police?), di tagliente critica sociale (Trouble Comin' Every Day) e selvaggio sperimentalismo (The Return Of The Son Of Monster Magnet). Al gruppo originale si aggiungeranno in seguito altri talenti, tra cui Ian Underwood, Bunk Gardner, Arthur Tripp, Don Preston e Jim Motorhead Sherwood.
Dall’aprile all’agosto ’67 le Mothers sono a New York, al Garrick Theater, dove il loro stile esuberante è accolto meglio che nella West Coast. È la stagione degli happening teatrali e Pigs & Repugnant è uno show abilmente animato e pornograficamente delizioso, una celebrazione dell’assurdo dove Zappa combina satira sociale alla Fugs/Lenny Bruce con un inevitabile spirito defecatorio ed espettorante, confermando il suo indubbio talento nel ritrarre la grande atrocità americana (lo show includeva performance a base di vegetali ed una giraffa che spruzzava crema sul pubblico!). L’immagine di Zappa è compromessa per sempre, è diventata celebre la foto di IT che lo ritrae nudo e cogitabondo, seduto su una tazza del cesso.
Il secondo album, Absolutely Free (1967), ha un discreto consenso di pubblico, il gruppo è in espansione (si sono aggiunti Don Preston alle tastiere, Billy Mundi ai tamburi, Bunk Gardner ai fiati) e lo stile ha raggiunto una migliore sintesi. Frank Zappa è insofferente alle mollezze della nuova gioventù convertita all’ebetismo del Power flower". Con un album intero, We’re only in it for the money (1968), egli inchioda le soporifere ed evasive istanze di amore e pace degli hippy californiani, accomunandoli nel conformismo alla vecchia generazione nel tentativo di scuotere la passività del gran pubblico americano. Ma va oltre, prende in giro nella cover uno dei testi sacri del nuovo credo, il Sgt. Pepper dei Beatles, vedendosi quindi l’opera bloccata per quasi un anno dagli avvocati degli inglesi. Ma questo è il minimo, i problemi sono altri: «Il nucleo del gruppo aveva tremende difficoltà nell’apprendere le partiture del nuovo disco. Feci quasi tutto da solo, eccetto basso, batteriea e tastiere, e con tutto ciò le Mothers figurarono al completo in copertina. Era imbarazzante e lo stesso accadde per Uncle Meat. Ma chi mi avrebbe creduto?».
Congedate le madri, Zappa dà alle stampe un Lumpy Gravy (1967), dove la tipica anarchia sonora viene spinta verso una maggiore complessità, tra lunghi interventi atonali con grande orchestra (la Abnuceals Emuukha Symphony Orchestra), oscuri dialoghi, sbotti di doo-wop vecchio amore e qualche frizzante strumentale. È la prima testimonianza delle ambizioni seriose del musicista ubriaco di Varèse e Webern, e anche il primo segno di quella tanto decantata continuità concettuale («Prendi un paesaggio ed una strada che lo percorre: il loro insieme rappresenta questa continuità») secondo cui ogni unità creativa – sia essa un assolo di chitarra, un disco, una parola, un’intervista, un concerto, un film, - non solo va presa come un’entità a sé, accuratamente progettata, ma anche quale parte di una più ampia macrostruttura, i cui progetti e lavori sono degli anni Sessanta e seguenti. La stampa europea esalta l’arte di Zappa, ma gli USA non gli danno tregua. Sfibrato dalle continue censure della Verve, egli liquida la casa discografica con una sbrigativa quanto deliziosa celebrazione delle sporche canzoni d’amore e di cretina semplicità degli anni ’50, Cruising With Ruben & The Jets (1968), che lo stesso Zappa definisce ironicamente «un ennesimo tentativo di far trasmettere per radio la nostra musica».
Nascono nel 1968 due etichette personali, la Bizarre per le Mothers e la Straight che divenne uno sbocco per artisti incompresi come Beefheart, il primo Alice Cooper, Wild Man Fisher e le GTO’s. Inaugura il nuovo corso Uncle Meat (1969), eccellente musica-per-film-senza-film con contorno di Mothers ausiliarie (la percussionista Ruth Underwood, il batterista Art Tripp, il veterano Ian Underwood ai fiati, e Motorhead Sherwood). L’album vale a Zappa il titolo di musicista pop dell’anno da parte della rivista Jazz & Pop, ma nell’agosto del ’69 di nuovo stufo liquida un’altra volta le Mothers.
Fino al maggio del ’70 si muove da solo. Quello che segue è il periodo più classico di Zappa, quello che, partendo da Lumpy Gravy (1967), molto amato dall’artista, passa per due inediti, Weasel Ripped My Flesh (1970) e Burnt Weeny Sandwich (1969), per il micidiale Hot Rats (1969) con Underwood, Beefheart, Sugarcane Harris, Shuggie Otis e lo splendido King Kong giocato con il violinista francese Jean-Luc Ponty. Nel 1970, promuove uno stile più da spettacolo di varietà per le Mothers nuovamente riformate. Zappa ha portato nel gruppo due membri appartenenti alla teen-band The Turtles, Mark Volman e Howard Kaylan ("Flo" e "Eddie") come lead vocals. Ci sono anche altre partecipazioni, da notare il tastierista jazz George Duke (già con Ponty) ma zappa prende tempo. Il nuovo obiettivo delle Mothers è la colonna sonora del film mitico di Zappa, 200 Motels (1971), 98 minuti di una pellicola che ha rappresentato questo periodo con le tutte le peggiori bizzarrie della estenuante vita sulla strada di un gruppo rock. Il film viene girato a Londra da Tony Palmer. Vi partecipano Keith Moon nel ruolo della suora assatanata, Theo Bikel, e Ringo Starr nei panni di Zappa, senza contare le nuove Mothers. È intanto imminente una esibizione con la Los Angeles Philarmonic sotto la direzione di Zubin Mehta.
Difatti il 15 maggio, nel grande stadio dell’UCLA, undicimila spettatori e centoquattro professori d’orchestra vivono l’ultima stravaganza zappiana. Adesso si sta realizzando appieno la famosa continuità concettuale. Il live Fillmore East/June 1971 (1971) e Chunga’s Revenge (1970) seguono lo stessa buona stella. Ma a questo punto qualcosa s’inceppa. Il festival di Wight non è occasione di consenso. Solo Tears Began To Fall fa prendere una lieve boccata d’aria al gruppo. Il ’71 comunque è un anno funesto e molte disavventure arrivano dal versante inglese. Liquida le Madri realizza Waka/Jawaka (1972) e The Grand Wazoo (1972), di nuovo si assapora una grande efficacia. Sul finire dell’anno chiude le due etichette e lancia la nuova DiscReet nell’estate ’73, che debutta con Over-nite Sensation (1973), tra l'altro con Tina Turner e le donzelle di Ike come vocals. Torna il nome delle Mothers ed alcuni caratteri degli esordi. Nel decennale del gruppo arriva come per incanto la presenza nella top-ten statunitense. Raccoglie intanto anche molte disapprovazioni.
One size fits all (1975), vede la partecipazione di Beefheart sotto il meta-preudonimo di Bloodshot Rollin’Red. Musicalmente non siamo a livelli eccelsi. Da registrare anche delle grane legali. Intanto ci sono nuove giovani collaborazioni: Terry Bozzio ed Eddie Jobson, già con i Roxy Music. Nel ’77 pubblica a suo nome Zoot Allures (1977), operina non molto ispirata.
La Warner Bros gli rifiuta la pubblicazione di Läther, che voleva essere un cofanetto di cinque dischi, allora Zappa pensa bene di rendere il lavoro di pubblico dominio trasmettendolo per intero alla radio KROQ di Pasadena ed avvertendo anticipatamente gli ascoltatori di munirsi di cassette per la registrazione. Nel ’79 firma un contratto con la Polygram in America e con la CBS nel resto del mondo per la distribuzione della sua ennesima etichetta, la Zappa Records. Il primo album è un successo clamoroso, Sheik Yerbouti (1979).
Frank Vincent Zappa muore nella sua casa di Laurel Canyon nel pomeriggio del 4 dicembre 1993, dopo una lunga battaglia contro il cancro alla prostata. Poco dopo, la moglie Gail annuncia che Frank è partito per il suo "ultimo tour".

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arte
Le parole di Carlo
30 ottobre 2007
 



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arte
Carlo ci guarda
30 ottobre 2007
 
acrilico su tela mt 1,50 x 1



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arte
Benvenuti in città
30 ottobre 2007

acrilico e collage  su tela mt2 x 1,30 - 



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